Conosciuta come Brixia e situata lungo la via Gallica che collegava alcuni dei più significativi centri di origine celtica a nord del Po, in età romana Brescia era uno dei centri più importanti dell’Italia settentrionale. Il cuore storico della città conserva ancora oggi questa eredità racchiusa in consistenti resti archeologici relativi agli edifici monumentali dell’area capitolina della città antica.

L’ultimo quinquennio ha registrato tappe importanti per la riapertura al pubblico di alcune aree del Parco Archeologico. Nel 2013 è stato aperto al pubblico il Capitolium (73 d. C.), tempio principale di ogni città romana e simbolo stesso della cultura di Roma. Oggi è possibile entrare nel tempio e vedere le parti originali della sua decorazione e dell’arredo delle grandi celle. Al suo interno si conservano ancora i pavimenti originali in lastre di marmi colorati disposte a formare motivi geometrici risalenti al I secolo d.C.

Dal 4 ottobre 2014 è aperto anche l’antico teatro, il cui impianto risale all’età augustea (fine I secolo a. C.-I secolo d. C.). Il Teatro è stato oggetto nei secoli di ampliamenti e arricchimenti, sino al rifacimento della decorazione architettonica della scena tra II e III secolo d. C. Nel 2015 è stata invece aperta al pubblico la sezione del Parco che racchiude il Santuario di età Repubblicana (secondo quarto del I secolo a.C.), un monumento sorprendente nel quale sono sopravvissuti gli affreschi che decorano le pareti, i pavimenti a mosaico e alcuni arredi cultuali.

Il più importante risultato per la cultura bresciana resta però la riapertura a marzo 2018 della storica sede della Pinacoteca Tosio Martinengo. Chiusa al pubblico da ben 9 anni, la sede della Pinacoteca Civica si trova a palazzo Martinengo da Barco in piazza Moretto ed è sorta nel 1908 dall’unione delle due gallerie costituite con i lasciti del conte Paolo Tosio (1844) e del conte Francesco Leopardo Martinengo (1883).

Arricchitasi nel tempo con opere provenienti anche da chiese soppresse o edifici distrutti, la collezione vanta veri e propri capolavori, a cominciare dai dipinti di Raffaello Sanzio e Lorenzo Lotto. Importante e cospicua è la rappresentazione di opere di Vincenzo Foppa, caposcuola della pittura lombarda del Quattrocento, e dei maestri del rinascimento bresciano: Savoldo, Romanino, Moretto.

La ritrattistica del Cinquecento offre tele di Tintoretto e Sofonisba Anguissola. Per i secoli XVII e XVIII spiccano alcune grandi figure di aree culturali diverse (Palma il giovane, Andrea Celesti). in ambito bresciano, meritano attenzione i cosiddetti “pittori della realtà” come Antonio Cifrondi e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto.

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